Daniela Carini
 

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Genitori e Figli

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Credo che questo sia uno degli argomenti più trattati al mondo. Per questo intendo darne una versione semplice che si avvalga sia della mia esperienza professionale di medico che ha dedicato la vita alle emozioni sia dell’esperienza di mamma che ha partorito e allevato con amore tre magnifici ragazzi.

L’amore è quello che guarisce tutto! L’amore è inscindibile!

L’amore verso la creatura che cresce in grembo dopo averla attesa, come usa nella nostra società, anche per anni e che finalmente si può stringere tra le braccia è qualcosa di unico e irripetibile.

Lo si associa spesso al sentimento della tenerezza anche se in realtà è solo amore, incondizionato, al di sopra delle parti, al di la della mente, solo cuore che si apre alla vita.

Mi chiedono a volte alcuni pazienti o allievi della scuola: “Come mai c’è chi abbandona i figli?”

È piuttosto semplice! In natura un genitore fa sempre e comunque quel che sente di più buono per i propri figli. Immaginiamo un animale selvatico che si accorga che l’intera sua famiglia è in pericolo. A volte può capitare per esempio perché vengono braccati da un predatore. I genitori si sentono in trappola e, se possono scappare, al massimo possono farlo prendendo in bocca un solo cucciolo ognuno. E gli altri?

Se c’è tempo ovviamente tornano a prenderli tante volte quanti sono i cuccioli più un’altra volta per controllo visto che gli animali non sanno contare.

Se occorre, abbandonandoli donano loro la possibilità della sorte. Spesso li nascondono in un luogo “temporaneamente sicuro” finché si danno da fare per distrarre i predatori, anche immolandosi se serve.

Se non c’è tempo, l’urgenza della situazione è pressante, il pericolo mortale incombente, può succedere che i cuccioli più deboli siano uccisi dallo stesso genitore che d’istinto sa che non sopravvivrebbero e così li salva da una morte atroce.

Uno dei problemi che non rendono semplice la comprensione di tali fenomeni quando vengono applicati all’uomo ed alla nostra vita è dato dal peso incombente che il giudizio fa gravare su ognuno di noi. Il primo a pesare su di noi è il nostro giudizio e comunque tutta la società ne è impregnata fino al midollo.

Al contrario, per comprendere la biologia e cosa in certe occasioni davvero salta in testa anche all’uomo di oggi, bisogna star fuori dal giudizio e so per certo che ci si può riuscire, ma solo, cogliendone la connotazione positiva, cioè la grande capacità di osservazione che il giudizio racchiude in se.

Alla scuola di Nuova Medicina Bioenergetica Emozionale che ho fondato coi monaci “Guardiani del tempo” si parla spesso dell’”Amore che guarisce”. Ecco che cos’è, lo spiego ora! È semplicemente l’amore della mamma. Se il bambino cade la mamma gli accarezza e bacia le ferite e lui subito si consola accelerando la guarigione.

Effetto placebo? Endorfine autoprodotte che si liberano in circolo? Occupazione dei siti recettoriali dei neuroni sensori deputati alla trasmissione del dolore da parte dei recettori sensoriali attivati con la carezza?

Comunque sta di fatto che funziona e stranamente, rispetto a queste teorie probanti, funziona di più se l’intenzione della mamma è attiva e rivolta fiduciosamente alla guarigione.

Fiducia per fede.

Fede nella forza guaritrice che c’è in ognuno di noi.

Tutti possono guarire purché imparino a utilizzare con forza “l’amore di mamma” che c’è in loro. Questo insegno con la collaborazione dei monaci della scuola di Bioenergetica.

E chi non ha figli come può sentire questo amore?

È piuttosto semplice purché non ci si blocchi da se in preconcetti. Chiunque è stato figlio ed ha provato su di se quell’amore.

È un amore che non pretende, che non chiede, che coglie l’attimo e lo vive così intensamente da farlo sembrare eterno. Senza spazio, perché nulla più esiste al di fuori del punto d’incontro tra mamma e cucciolo o tra terapeuta e paziente.

Occorre esercizio si, anche molto e soprattutto ben guidato per raggiungere tanti e tali risultati, ma essendo già praticato da me e da altri è auspicabile anche per altri.

E come si fa a dividere l’amore quando i figli sono tanti?

Mia madre tanti anni fa mi donò una perla della sua saggezza e spiegò che l’amore per definizione non è divisibile. Esso può solo moltiplicarsi anche mille e più volte se occorre. Si amplia e si espande in lungo e in largo tanto più quanto più glielo permettiamo.

Altra domanda che riguarda tutti come protagonisti prima e moltissimi come genitori implicati poi: perché i figli sono spesso arrabbiati coi genitori?

Tutti passano nella vita una sorta di fase di ribellione nei confronti dei genitori. Spesso questa avviene attorno all’età della maturazione sessuale.

Torno ad un esempio sugli anomali per spiegare meglio le dinamiche in cui ci troviamo coinvolti.

L’animale che vive in gruppo una volta arrivato alla pubertà deve per forza cambiare il tipo di relazione che aveva fino a poco tempo prima coi genitori. Questo nella nostra società è poco compreso dalla mente razionale e osteggiato.

Vedere “l’emancipazione” di un proprio figlio dodicenne non è certo facile, eppure la natura reputa tali individui maturi per diventare genitori proprio attorno a quell’età. Socialmente no, né in famiglia, né a scuola, né nella vita dove per giunta tanti valori di riferimento e comportamento sono spesso soverchiati rispetto all’addestramento che la persona ha ricevuto nell’infanzia. Questo provoca degli scossoni, le famose “ribellioni”, perché non è più congruente quello che si vive nel profondo, nell’inconscio che pesca unicamente dalla biologia e dalle reazioni profonde e quello che si vive razionalmente sia sul piano personale che di relazione. Il giovane sente il genitore che non comprende e gli presenta davanti, incarcerate dalle abitudini, alcune incongruenze che lui non si sente di accettare. Il genitore dal canto suo vede il “bambino” sfuggire dalle propria cerchia di assistenza-comando e teme per lui che non sia in grado di gestirsi e fatica a relazionarsi col figlio come con un nuovo adulto che faccia parte del suo entourage. Dalla parte di figlia ho risolto anni fa la mia questione coi genitori riuscendo ad ascoltare la loro umanità e mi sono definitivamente liberata dal peso della incomprensione solo dopo aver abbandonato il giudizio, apprezzando prioritariamente i loro innumerevoli lati positivi ed il loro amore per me. È stato un processo lungo, troppo lungo per i miei gusti di oggi, tanto che quando ho a che fare coi miei giovani pazienti offro loro delle rapide scorciatoie che vedo accogliere di buon grado con grandi frutti. Sono intelligenti i giovani d’oggi e molto spesso colgono le occasioni al volo con mia e dei loro parenti grandissima soddisfazione.

E per i genitori? Cosa fare se i figli si comportano male o peggio sono guidati da nozioni e giudizi addirittura che giungono dall’esterno?

Supponiamo che la situazione sia grave e si sia instaurata una spirale di non colloquio dove il figlio o i figli siano in protesta su tutto e non ci sia spazio se non per accuse rivolte ai genitori senza possibilità né di spiegazione né di appello. È una situazione tutt’altro che improbabile vista l’incidenza di disagio sociale, di divorzi e difficoltà in cui si ritrova la nostra società.

Vedo una sola soluzione possibile che consiglio anche ai pazienti, genitori disperati che si rivolgono a me per una terapia-consiglio.

Si tratta ovviamente di avere pazienza, un’ulteriore polemica o protesta non può che peggiorare la situazione.

Si tratta pure di ingoiare dei rospi perché sentirsi insultare dai propri figli, quelli per cui ci si è impegnati tanto e per cui senza esitare si darebbe anche subito la vita, fa male.

Ma, con tenacia, senza altro aggiungere bisogna trovare lo spazio per dire e ribadire il proprio amore, quello incondizionato, quello che resta al di sopra di tutto, quello che, passassero dieci o cento anno, rimarrà immutato e altissimo nel cuore del genitore che si rifiuta a priori di dimenticare quella tenerezza, quell’amore appunto, con cui ha tenuto il suo bimbo stretto al cuore. Non è furbo ne giusto ricordare le rinunce, le notti insonni, il non potersi fare una doccia in pace, il cibo “toltosi di bocca” per lasciare i bocconi migliori a lui, la fatica di tenerlo in braccio per ore nonostante il mal di schiena, i noiosissimi colloqui scolastici e potrei continuare un’ora solo che davvero non vale la pena perché ricordare questo sarebbe solo un tentativo di creare sensi di colpa poco auspicabili oltre che inutili allo scopo.

Mi sorge in mente una frase: “Sappi che comunque io ti amo perché per me sei la cosa più importante di tutte, qualsiasi cosa accada.”

Detta col cuore, dando tempo al tempo, saprà produrre i suoi frutti…

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