Daniela Carini
 

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Solo un sorriso.

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Da quando frequento il Monastero di Montelupone ho assistito a tanti di quei combattimenti che mai avrei pensato in vita mia. I monaci si allenano nell’antico combattimento orientale almeno tre volte a settimana.

È spettacolare ed impressionante per chiunque abbia l’onore di assistere. Ho visto ospiti attoniti a bocca aperta fino alla fine degli incontri tanto lo stupore e la bellezza emanata dalla lotta.

Rarissimamente ho assistito ad incidenti per millimetriche distrazioni.

Una volta, un giovanissimo monaco, ha tirato in alto sopra la testa un velocissimo calcio dritto colpendo con l’alluce la tibia di un altro monaco che teneva la gamba sospesa in un calcio rovesciato. L’alluce si è fratturato in cinque o sei pezzi. Ho verificato io stessa le radiografie. Alla visita ortopedica, il collega ha voluto ridurre la frattura muovendo energicamente l’alluce del monaco. Ebbene, non una smorfia di dolore ho visto, ma solo un grande sorriso riconoscente per il lavoro svolto. L’ortopedico ha prescritto poi una bendatura e una lastra dopo una settimana con la proposta di operare se la frattura non fosse stata perfettamente cicatrizzata.

Il giorno seguente, non paga della trafila prospettata e molto dubbiosa del fatto di lasciare operare al piede un atleta di tale calibro, ha fortunatamente avuto l’idea di disfare le bende in quanto ho poi verificato che l’alluce durante la notte si era completamente ingobbito. Allora, ho di nuovo “operato” il monaco sempre sorridente con l’aiuto del loro sapiente Maestro, il più anziano dei monaci.

L’alluce si è rimarginato perfettamente in pochi giorni.

Ora mi chiedo. Com’è possibile? Quanta concentrazione occorre per questo? E quanto può tale concentrazione essere usata da chiunque nella vita comune e nella terapia?

La cosa più bella è che i monaci “insegnano” finalmente dopo anni di isolamento ed io ho l’onore di poter portare persone, pazienti per partecipare a tanta bellezza.

Intendo ovviamente dire che porto i miei pazienti a partecipare non certo ai combattimenti, bensì alle tecniche accessibili a tutti quali i corsi di campane tibetane, di vibrazioni vocali di guarigione, alle lezioni di Tai Qi e bioenergetica. Sono contenta che questa cultura possa diffondersi.

Dott.ssa Carini

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